Vivo a Genova dal 2001. Prima di riprendere gli studi in Accademia, ho attraversato anni di lavoro manuale, un’esperienza che ha definito il mio rapporto con la materialità e con la dimensione processuale del fare. Da quando ho memoria ho sempre disegnato; dal 2006 ho iniziato a fotografare e a riprendere e montare video in modo sperimentale, spinto da un’urgenza che precedeva qualsiasi definizione.

Il mio percorso artistico nasce da esperienze dirette. Il desiderio di realizzare una sedia mi ha condotto alla serigrafia e, successivamente, alla cianotipia, trasformando un fallimento tecnico in possibilità espressiva. La mia ricerca si muove su due direzioni complementari: da un lato la sperimentazione con la cianotipia, dove lascio emergere materia e processi chimici; dall’altro la pittura e il collage, in cui costruisco relazioni tra forme e colori con un approccio più strutturato. In entrambi i casi, cerco un equilibrio tra imprevisto e controllo — tra ciò che il materiale decide e ciò che io scelgo.

Il mio lavoro si configura come un gesto di custodia e di resistenza. Che si tratti di installazioni con fili di cotone, murales o progetti legati all’attesa del permesso di soggiorno, la mia ricerca indaga la condizione del corpo migrante — i suoi frammenti, le sue radici sospese, i suoi tempi imposti. Ogni segno, ogni taglio, diventa un modo per trasformare l’esperienza del quotidiano e dello spostamento in forma visibile: un archivio affettivo che si oppone all’invisibilità.

Ho ricevuto riconoscimenti alla Biennale Giovani di Monza (2017) e al Premio San Fedele di Milano (2019). Ho esposto in spazi di ricerca come Leporello (Roma 2021 – 2023), Arci MAGMA (Roma 2024) e Studio Florida (Genova 2025), e realizzato opere pubbliche a Cagliari, Vieste e Genova. Attualmente proseguo la mia ricerca presso l’Accademia di Belle Arti di Genova.