
Destejido
installazione/azione, pastello inciso su carta cotone, filo cotone, 2016
Monitoraggi – Sala Dogana – Genova
Carlos Lalvay Estrada espone un’opera legata alla memoria della sua infanzia: l’attività sartoriale della madre. Ma il lavoro così personale non scivola in un facile ammiccamento autobiografico, perché sceglie di elaborare il perdersi del filo della memoria, il suo fuoriuscire dal cliché del ricordo. Emerge così una lucidità formale, quasi grafica, dotata di una fisicità a forte dose di astrazione.
Cesare Viel.




Ho utilizzato pastelli a cera, neri e rosa, su carta di cotone. Successivamente, ho inciso la superficie con numerose linee, dalle quali ho fatto emergere lunghi fili rosa, di circa un metro e mezzo, che arrivavano fino al suolo. L’opera è stata esposta per quindici giorni in una mostra collettiva dell’Accademia, a Genova.
Ogni giorno, durante il periodo dell’esposizione, tagliavo un pezzo di filo con delle forbici. A volte, ad assistere a questo gesto, che per me aveva il valore di un vero e proprio rito, c’era una persona cara. I fili tagliati si accumulavano lentamente, creando una massa che, simbolicamente, rappresentava i miei ricordi: la mia memoria dei quindici anni che allora avevo trascorso in Italia.